Metodo Feldenkrais e Musica

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 ‘I musicisti accordano i loro strumenti….io mi occupo di accordare i musicisti’

Raffaele Rambaldi



Non stupisce il fatto che musicisti, artisti e sportivi di alto livello come Narciso Yepes, Peter Brook, Julius Erwin, Yehudi Menuhin, Leonard Bernstein e successivamente Neil Young siano stati fra i primi a cogliere il genio di Moshè Feldenkrais e ad affiancare ed integrare il suo lavoro alla propria pratica. Sapevano bene che per raggiungere prestazioni di alta qualità, non è sufficiente ripetere all’infinito una tecnica quasi fosse un condizionamento o un addestramento più che un apprendimento. Anzi, questa strategia poteva rivelarsi nel tempo paradossalmente dannosa.

Un silenzioso rischio per i musicisti infatti, così come per gli atleti di alto livello, è nascosto proprio nell’implicito essere abituati a portare la propria attenzione in maniera preponderante alla prestazione, allo strumento, ad una ristretta parte del corpo, al risultato. E questo comporta spesso l’escludere un ascolto più pieno di se stessi, delle proprie sensazioni, delle proprie tensioni e dei propri limiti. Inoltre, se molte di queste tensioni fossero percepite consapevolmente potrebbero costituire un disturbante e fastidioso rumore di fondo, e quindi lo stesso sistema nervoso tende ad escluderle dalla nostra percezione. 

Quindi questi limiti, queste tensioni diventano spesso l’ostacolo nascosto più insidioso all’espressione della piena potenzialità del musicista come dell’atleta. Nella vita quotidiana poi, diventano le radici di tanti piccoli e grandi fastidi e disturbi che col tempo possono creare anche dolori e problemi seri finzionali e struturali.


Il Metodo Feldenkrais con le sue raffinate e sofisticate strategie neuromotorie offre un’opportunità unica per affinare la capacità di ascoltare se stessi con tutto il corpo e per poter ‘suonare con tutto il corpo’.  Non è necessaria molta pratica per cominciare a rendersi conto di quanta energia venga sprecata inutilmente nelle strategie tradizionali e di come sia invece possibile ottenere risultati significativamente migliori in meno tempo, con meno dispendio di energia e maggiore stabilità di risultati. Il segreto sta nel saper ‘parlare il linguaggio del sistema nervoso’, nel seguire le logiche di apprendimento innate del nostro cervello, quelle messe in atto nel primo anno della nostra vita, quando impariamo senza copiare e senza segurie una ‘didattica scolastica’ le due cose più difficili per ogni essere umano: camminare e parlare.
Il lavoro sul sistema nervoso del Metodo Feldenkrais quindi mette il musicistra (o l’atleta) nelle favorevoli condizioni di poter imparare prima e meglio la tecnica e di agire-suonare con maggiore facilità e pienezza, sempre più libero da vincoli interni di tipo muscolare e motorio. In altre parole consente di migliorare la prestazione, riducendo gli sforzi e migliorando la qualità.

Ma un lavoro efficace deve toccare anche altre dimensioni per essere davvero stabile proficuo e generativo. Quando è  ben mirato e strutturato permette di andare infatti  ben oltre il pur considerevole risultato di liberare il musicista da  tensioni radicate e da  sforzi parassiti .
L’affinare la propria sensibilità e i propri schemi motori, e il saper dirigere, espandere o ridurre il focus della propria attenzione sono infatti abilità che non solo permettono  il miglioramento nella propria arte, ma coinvolgono anche il modo in cui si pensa e in cui si gestisce sè stessi. Hanno a che fare col come si organizza la propria mente durante le ore di prova, col saper pianificare e gestire le proprie energie nervose, col percepirsi, col modo di prepararsi e vivere la performance e, cosa particolarmente importante,  col saper gestire gli alti e i bassi della propria attività.

Del resto è ben noto che ci sono musicisti e atleti che sembrano scavalcare i propri limiti o esaltare in maniera magistrale le proprie caratteristiche.  Sanno usare l’immaginazione, sanno vedere o intuire dove andrà la palla o la prossma nota, sanno improvvisare e inventare, come nelle jam sessions, a volte sembrano rallentare o fermare il tempo grazie ad una sensibilità raffinata e una neurologia allenata che  consente loro di cogliere distinzioni e sfumature a malapena percepibili dalla maggior parte delle persone.  
Al tempo stesso chi non conosce la tipologia di atleti straordinari in allenamento ma non in grado di esprimersi agli stessi livelli in una competizione? Di musicisti o cantanti in grado di fare cose incredibili a casa, in palestra o in studio ma persi o con un rendimento estremamente inferiore nel momento della performance sul palco, dello spettacolo o della gara? In altre parole, non basta avere grandi capacità. Devi essere in grado di tirarle fuori al momento giusto. E non devi logorarti prima della prova come quegli studenti che si distruggono per la tensione prima di ogni esame.

E’essenziale per un musicista, un atleta o un performer essere in grado di entrare a piacimento attraverso la chiave d’accesso della fisiologia in uno ‘Stato di Alta Performance’, richiamando a volontà tutte le risorse e le abilità acquisite ‘in allenamento’ così da vivere al top il momento della gara, dello spettacolo,  dell’esibizione, della prestazione.  A tale scopo si rivelano particolarmente efficaci e pienamente  integrate al lavoro Feldenkrais, molte tecniche e pratiche provenienti dalla Kinesiologia Educativa – Brain Gym di Paul Dennison, da Movement Intelligence e Bones For Life di Ruthy Alon,  elementi di lavoro di centratura mentale basati sulla focalizzazione sul respiro (Pranayama e Qigong), dalla PNL  classica di Richard Bandler e in particolare alcune potenti tecniche sviluppate dal fondatore della New Code NLP John Grinder, i cosiddetti ‘High Performance Games’ solitamente utilizzati in  contesti dove conta l’essere centrati nel ‘qui ed ora’ per essere pronti a rispondere in maniera rapida istintiva e valida alle esigenze del momento. Tecniche adottate ad esempio in contesti sportivi, militari, per piloti di aerei, public speaking etc…